Dividendi non incassati – sono un finanziamento fruttifero a favore della società

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Non sarà la prima volta che l’assemblea di una società di capitali delibera la distribuzione di un dividendo ai soci e poi non provvede alla effettiva erogazione, ovvero vi provvede ma solo ad una certa distanza di tempo dalla delibera assembleare.

Ciò avviene sostanzialmente per due motivi:

  1. la società non ha le risorse finanziarie disponibili;
  2. il socio chiede che il versamento degli utili avvenga nell’anno successivo per poter slittare di un anno la relativa tassazione. Tale pratica ha ovviamente un senso solo se il socio è non qualificato e, dunque la tassazione avviene a scaglioni di reddito, poiché, diversamente l’aliquota è fissa al 26%.

Un mix dei due casi si ha quando il pagamento avviene in più tranche a distanza magari di qualche mese.

 Il rischio fiscale

Ebbene, non condivido, ma è assolutamente necessario che vi segnali la presa di posizione della Cassazione, la quale ritiene che il dividendo non incassato dal socio costituisca un finanziamento da parte del socio medesimo alla società; posti che detto finanziamento non è indicato in nota integrativa, non è ovviamente altresì indicato che è infruttifero, talché si presume fruttifero di interessi. A cascata, posto che dal contratto (quale contratto?) non si evince la data di scadenza degli interessi, questi si presumono incassati dal socio in data 31 dicembre al tasso legale. Il che significa che la società non ha operato al suddetto socio (persona fisica) la ritenuta secca del 26%.

La cosa è piuttosto risalente (Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 29/04/2009, n. 10030 – del 1 aprile 2009): relegata in soffitta speravo fosse da archiviarsi come un brutto sogno da cancellare.

Senonché la Cassazione n. 17839 del 9/9/16 ha ribadito passo passo il principio: la mancata riscossione degli utili da parte dei soci configura un finanziamento fruttifero a favore della società. Tali finanziamenti si presumono onerosi, e non fa differenza che siano fatti dal socio persona fisica o dal socio imprenditore. In caso di mancato superamento della presunzione legale, gli interessi attivi, al pari di quelli prodotti da qualsiasi finanziamento a terzi, concorrono a formare il reddito prodotto dall’impresa (individuale o collettiva).

 La soluzione

Che fare? Non mi dilungo sugli argomenti legali per contrastare la pretesa dell’amministrazione finanziaria.

Prevenire è meglio che curare.

Se pensate di predisporre una delibera di distribuzione degli utili per poi erogare i medesimi ai soci a distanza di tempo e magari in più tranche, è bene che mettiate a budget un po’ di F24 da 200 euro cadauno e qualche marca da bollo da 16 euro.

Meglio fare tante delibere man mano che i soldi servono al socio, piuttosto che farne una di rilevante importo e poi andare a distribuire a singhiozzo.

Per il resto: fortuna che il tasso legale dal 2017 è sceso allo 0,1%.

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