La lotteria degli scontrini. I fortunati vincitori

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L’annuncio di ieri notte, del Presidente del Consiglio dei ministri di una stretta ancora maggiore rispetto alle disposizioni limitartici già in vigore, ha probabilmente costretto coloro i quali ancora consideravano il virus un problema d’altri, a prendere atto della drammaticità della situazione.

Questa mattina in uno dei tanti messaggi che oramai a decine intasano i nostri strumenti di comunicazione mi è arrivato lo studio, idoneamente documentato, dell’americano Tomas Pueyo, sulla reale diffusione della pandemia, che va immensamente oltre i dati ufficiali che vengono diffusi. Chi ora legge queste mie riflessioni avrà probabilmente già potuto prendere visione dello studio di cui parlo tenuto conto di come corre la rete.

La drammaticità dei toni del Premier Conte che ieri ci ha fatto attendere quasi un’ora attaccati alla televisione in edizione straordinaria prima di fornire il breve comunicato che oramai tutti conoscono è segno della meticolosità con cui ha scelto le parole per comunicare la stretta. Ovviamente ha concluso con “ce la faremo”, come necessariamente impone l’esigenza del momento.

Il divano e la televisione spenta

Subito dopo, intorno alla mezzanotte, ancora seduto sul divano mentre rimuginavo sulla situazione a televisore spento, non so perché mi è venuto in mente il fatto che l’agenzia delle entrate e delle dogane con il provvedimento n. 80217 del 6 marzo scorso hanno fornito tutti gli elementi per gestire la innovativa lotteria telematica riferita ai consumi a decorrere dal 1° luglio prossimo.

Mi sono sorpreso nel rendermi conto che stavo sorridendo.

Solo 15 giorni fa, quando ancora evidentemente non si era capito in che direzione stavamo correndo, l’amministrazione finanziaria ha svolto una attività di routine emanando l’atteso provvedimento: ognuno di noi deve chiedere il codice lotteria collegandosi al sito dell’agenzia (è già possibile) inserendo i propri dati anagrafici; sono individuate le estrazioni settimanali, mensili e quella annuale, nonché i premi da assegnare.

Intendiamoci: assolutamente nulla da eccepire, ovviamente. Tutti noi (se possiamo) continuiamo a lavorare, con le difficoltà che non elenco e le criticità che conosciamo e anche la macchina statale deve necessariamente continuare a funzionare.

Senonché, nel caso specifico la situazione è paradossale: la lotteria degli scontrini si basa sulla certificazione degli acquisti ma da stanotte, in Italia, di fatto non è possibile acquistare più nulla, o quasi.

Gli italiani al tempo della guerra

Siamo chiari, siamo in una situazione paragonabile alla guerra, sono parole di Conte, il quale ha osservato che l’Italia sta vivendo il momento più difficile, dalla Seconda guerra mondiale ad oggi. L’affermazione, che non mi ha affatto sorpreso, ha però stuzzicato la mia curiosità.

Ma durante la guerra gli Italiani come vivevano?

Ho navigando qualche minuto ed ho scoperto che durante la guerra i bar (che allora si chiamavano Caffè e non vendevano tramezzini) esistevano ed erano aperti. D’altronde il primo Caffè ha aperto in Italia a Venezia nel 1863 in Piazza san Marco: si chiamava “La bottega del caffè”.

Ho quindi avuto conferma del fatto che nonostante i milioni di morti (al fronte) che ha fatto la Seconda guerra mondiale, le città vivevano, la maggior parte dei negozi erano aperti, anche se molte fabbriche erano riconvertite per produrre armamenti o materiale di supporto al conflitto.

La situazione mi sembra che, almeno dal punto di vista economico, sia oggi peggiore: tutte le attività economiche sono bloccate. Ci salva in parte lo smart working. Le aziende, almeno quelle compatibili, si sono o si stanno riconvertendo: si producono mascherine in fabbriche in cui fino a ieri si producevano camicie. Questa mattina ho letto di un geniale ragazzo che ha avuto l’idea di adattare le maschere da sub in elementi per respiratori e di stampare in 3D gli augelli di connessione: li stanno producendo in serie.

Il cassonetto dei rifiuti

Tra qualche minuto mi azzarderò ad uscire con i miei due cagnolini: non potrò allontanarmi a più di 200 metri. Senonché il cassonetto dei rifiuti è poco più in là. Dovrò portare l’autocertificazione o il militare compassionevole si accontenterà della busta della spazzatura in mano? E la strada di ritorno cassonetto-casa? Se mi intercetta una pattuglia?

Pensate che le mie siano osservazioni polemiche? Sbagliate: bisogna restare a casa!!! Tutti, senza ma e senza sé.

Leggetevi lo studio di Tomas Pueyo che ho citato all’inizio. L’unica cosa che possiamo, tutti quanti, sperare, è che non ci succeda nulla ora che abbiamo finalmente deciso (mi auguro) di blindarci dentro casa: anzi che non ci sia successo nulla, visto che tra contagio e sintomi passano da 2 a 12 giorni.

La lotteria degli scontrini – i fortunati vincitori

Che cosa c’entra la lotteria degli scontrini con tutto questo?

Assolutamente nulla: si tratta della più perfetta delle situazioni kafkhiane: (santa Wikipedia: Il termine kafkiano è un neologismo della lingua italiana che indica una situazione paradossale, e in genere angosciante, che viene accettata come status quo, implicando l'impossibilità di qualunque reazione tanto sul piano pratico quanto su quello psicologico.”.

Siamo tutti contenti che la lotteria degli scontrini sia dotata di tutti gli strumenti giuridici e informatici per funzionare.

Spero proprio che abbia successo!

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